Di tante, ricordo l’immagine di quella grossa mortadella sull’asfalto e la frase dell’inviata di Rai 3, già bella e bionda fra il fumo dei candelotti, ma non ancora così famosa: “baciami il culo” rivolta non so bene a chi (il cameraman non la stava inquadrando in quel momento).
Nel luglio del 2001 Lance Armstrong vinse il suo terzo Tour de France, precedendo il tedesco Ullrich e il bravo ma sfortunato Beloki che veniva da Euskadi. Era un esito già scritto per chi sappia leggere i numeri che i tre avevano alla punzonatura: 1 per lo statunitense, 11 e 21 per il secondo e il terzo rispettivamente.
Ivan Basso aveva allora 23 anni ed era al suo esordio nella Grand Boucle; andò in fuga con Jalabert (che poi trionfò, ed era il 14 luglio!) nella 7 tappa, ma cadde malamente in discesa e si ritirò per frattura della clavicola il giorno successivo.
Sei giorni dopo, a Genova, cadde un altro ragazzo di 23 anni, colpito da una pistolettata in fronte sparatagli da un ventenne in uniforme, abito che lo avrebbe dovuto impegnare come tutore dell'ordine e che, invece, apparve subito dopo troppo pesante per lui solo. Il carabiniere sparò dall’interno di una jeep il cui autista (come tanti altri in quel torrido pomeriggio) aveva perso il controllo della situazione, tant’è che per riprendere posizione passò ancora sul corpo di Carlo Giuliani ormai morto a terra.
Era dai tempi di Giorgiana Masi, 24 anni prima a Roma: ponte Garibaldi, che in Italia non si registrava un decesso in seguito a degli scontri di piazza (ed anche quella volta l’ordine pubblico, ministro degli Interni era Cossiga, era stato gestito in maniera inequivocabilmente provocatoria. Se ne accorse persino Forattini). Eppure anche quell'omicidio in piazza Alimonda stava nelle cose prevedibili, perchè ancor più numerosi erano gli anni trascorsi da quel luglio del '60: molti camalli erano ormai entrati nel tempo della delusione pensionabile e i ragazzi con le magliette a strisce non avevano più l'età per un servizio d'ordine che, fra l'altro, molto presuntuosamente, nessuno avrebbe loro richiesto.
Qualche mese dopo ci fu l’attentato alle Twins Towers e, in qualche modo, vi fu chi ritenne che la storia del mondo dovesse ricominciare da lì.
Carlo Giuliani rimase per lungo tempo un simbolo per molti (per quasi tutto il melting-pot dell'attuale "sinistra", purtroppo, dai focolarini a Casarini), involontario testimone anche dei fatti immediatamente successivi, quelli che non vide e non seppe: la “macelleria messicana” espletata dalle forze dell’ordine nell’ex scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto.
Di quei fatti vedemmo alcune immagini, poche in Tv molte su Internet, ed ascoltammo e leggemmo un certo numero di testimonianze (anche di chi c'era ed era tornata incolume). Prendemmo atto solo allora, forse, e con brividi che pensavamo di non dover provare ancora, che Garage Olimpo non era un film ambientato soltanto in Argentina.
Ma la tortura non è reato.
Invece Fini avrebbe avuto sicuramente qualcosa di più del physique du rôle per recitare in quel film.