ma non solo scuola,
anche idee, racconti, recensioni, polemiche...
e soprattutto musica nella memoria
Se fossi nato quando Garibaldi stava per arrivare a Trento, adesso saremmo più o meno alla vigilia dell’omicidio di Matteotti.
Se fossi nato quando Goldoni metteva in scena I Rusteghi e le altre sue d’ambientazione veneziana, adesso sarei suddito austriaco e, forse, canterellerei a mezza voce “Ah! Ca irà” nei sottoporteghi, maneggiando casse di vongole, ostreghe, capesante, fra servotte maliziose e madame fruscianti e in veletta. (Sì, credo che manterrei questa mia passione per le musiche d’antan).
Se fossi nato ai tempi di Marco Polo, sarei partito glabro e tornato con la barba.
Se fossi stato il giovane barcaiolo (no, gondola no, massa da siori!) che portava l’Aretino in fuga da Roma al suo primo ostello veneziano, avremmo avuto una discussione sulla priorità da dare a Giorgione piuttosto che al Tiziano. In cambio avrei avuto una moneta e forse qualche foglietto sparso dei Sonetti.
Se fossi nato ai tempi della Battaglia di Agnadello, vivrei un tempo di ricostruzione dello Stato e la domenica andrei in San Marco ad ascoltare i cori battenti di Andrea Gabrieli.
Se fossi nato, invece, ai tempi del trionfo di Lepanto, adesso ci perderemmo nelle osterie, la sera, ad ascoltar le stramberie di quel matto di Giordano Bruno.
Ma sono nato quando son nato, qualche osteria l’ho frequentata (sia quelle dentro che quelle “fuori porta”, prima che le chiudessero). Di stramberie ne abbiam sentite, e i matti, spesso, eran talvolta più matti di Giordano Bruno. Ubriachi di parole si cantava, non più
Mi salvarono (la facciamo grossa) proprio i cori battenti dei Gabrieli (zio e nipote), riscoperti studiando Luigi Nono.
Anche se quel: “e Luigi Nono è un coglione” (così stava scritto in Cercando un altro Egitto, ed Savelli, collana Il pane e le rose), destò a lungo parecchie perplessità.
Forse il film non era gran cosa (soprattutto se uno si aspetta qualcosa come Tierra y libertad), ma c'era questa bellissima canzone.
Al fastidiosissimo stile di scrittura di Roberto Silvestri sul manifesto. Alla velenosa arroganza delle parole di un’altra figlia (costei sì, davvero mai uscita da quel ruolo) alla quale, certamente, non dev’essere piaciuto leggere che il proprio padre fece forse prevalere le ragioni politiche su quelle dell’amicizia. Al commento un po’ superficiale e, sorprendentemente, neanche troppo sfavorevole di Pierluigi Battista sul film. Alla capacità della Tobagi di fare un ragionamento più ampio, sul quale si può anche non essere d’accordo (non mi pare che tutto il cinema italiano sul terrorismo sia essenzialmente morocentrico), ma il film della von Trotta e quello sulla banda Baader-Meinhof sono, certo, molto meglio contestualizzati di quasi tutti i “nostri”.
LETTERA AI BAMBINI
È difficile fare
le cose difficili:
parlare al sordo,
mostrare la rosa al cieco.
Bambini, imparate
a fare le cose difficili:
a dare la mano al cieco,
cantare per il sordo,
liberare gli schiavi
che si credono liberi.
Gianni Rodari
LODE DEL COMUNISMO
E’ ragionevole, chiunque lo capisce: E’ facile.
Non sei uno sfruttatore, lo puoi intendere.
Va bene per te, informatene.
Gli idioti lo chiamano idiota e, i sudici, sudicio.
E’ contro il sudiciume e contro l’idiozia.
Gli sfruttatori lo chiamano delitto.
Ma noi sappiamo:
è la fine dei delitti.
Non è follia ma invece
fine della follia.
Non è il caos ma
l’ordine, invece.
E’ la semplicità
che è difficile a farsi.
B. Brecht
Bisognerebbe mettere ordine nei vecchi dischi!