ma non solo scuola,
anche idee, racconti, recensioni, polemiche...
e soprattutto musica nella memoria
Ma che belle scarpette, signorina!
Le stesse che indossava stamane nella foto di Repubblica (pag. 15).
Beh, di questi tempi, un abbigliamento così poco glamour è un punto a suo favore ...
Mi risulta l'unico, però.
Capisco che possa preferire Franceschini a Bersani (mi sa che venite tutti e due da un oratorio ... Che non è un difetto, sia chiaro, ma non può neanche essere elemento caratterizzante la carta d'identità del Pd), ma di qui a dire che lo voterà per simpatia ...
Comunque, fra i grandi temi sui quali ha discusso con Franceschini mi pare che vi siate scordati il lavoro, inoltre consideri che un congresso di partito è fatto anche per definire l'organizzazione del medesimo, e non è che si possa tenerlo in piedi via Internet e con qualche comparsata in TV.
Lei dice che non vuol dividere il partito (anche perchè la fetta è sempre più stretta, dico io), ma il linguaggio che lei usa verso Bersani e D'Alema a me ricorda i congressi degli anni '50, anche se quei protagonisti là (da entrambe le parti) avevano scarponi ben più rodati delle sue paperine col bottoncino.
La canzone (qui la cover in italiano) non è così fuori luogo, no?
La mia maestra di scuola elementare portava un grembiule nero, era alta e robusta e somigliava un poco alla mia mamma. Anche lei aveva una figlia, pressappoco dell’età di mia sorella, e quella bambina fu la prima ragazza che (per incarico datomi, assolto con il massimo senso di responsabilità) accompagnai ad un cineforum. La presi per mano e scendemmo in palestra col resto della mia classe. Non mi ricordo il titolo del film.
Dopo le cinque vocali, cinque come le dita, come i sensi, come i mari che circondano
L’acca è muta diceva la maestra. E quello era il momento di imparare il ghi e il ghe, il chi e il che. Del ghiro (mai visto) avevi però già sentito parlare, il gheriglio diventava parola nuova da aggiungere al lessico, la chiesa la conoscevi; per il che, invece, escludendo la chela (linguaggio settoriale, o da ricchi consumatori di crostacei) e la chemio (allora si moriva senza conoscerla) non restava che l’invisibile (inesistente) cherubino.
Passarono gli anni (e dove corre il tempo chi lo sa) e con essi molte altre possibilità inesplorate, il che di cherubino divenne anche pronome relativo, congiunzione, aferesi di perché, ma soprattutto divenne (ma siamo già dopo la terza media) “il Che”.
Era un’altra epoca, lo so. Epoca in cui si leggeva e si scriveva. Ma credo che nessuno dei miei insegnanti di allora abbia mai avuto in sorte la disgrazia di leggere una frase come questa: “Spero che l’esempio simbolo della caduta di Berlino (sic, intendeva dire il Muro, ma…) e il simbolo del rivoluzionario ormai famoso Ce Guevara sia di buon auspicio per un futuro democratico in tutti quegli stati ancora schiacciati dal totalitarismo”.
Ce Guevara stava in un tema dell’esame di stato di un privatista, ripetuto pari pari, quattro righe più sotto.
Che voto gli debbo dare?
Io intanto mi ascolto qualcosa.ecco il perchè
La prossima volta andranno al luna-park (coi fucilini ad aria compressa).